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Casino dell'Aurora Pallavicini

Il Casino dell'Aurora Pallavicini è un gioiello del barocco romano dei primi del 1600, che il cardinale Scipione Borghese fece progettare e costruire nell’area interna del palazzo Rospigliosi Pallavicini, esattamente sulle rovine delle Terme di Costantino. La raffinata progettazione si deve a "Gio van Zants", ovvero Giovanni Vasanzio, ebanista e artista fiammingo che ereditò anche il titolo di "Architetto dei Papa".
E’ un padiglione formato da un ambiente centrale affiancato da due ambienti minori che danno all'edificio una conformazione a C, come un armonico abbraccio virtuale al giardino e agli ospiti.
Lo schema è quello della villa, del casino di caccia, raccordato con equilibrio su due livelli, con le finestre che si affacciano direttamente sulla Piazza del Quirinale e sulla Fontana dei Dioscuri, e tre grandi vetrate sul giardino pensile, grande circa 2000 mq, con la fontana a semicerchio ed altri gioielli di rara bellezza.
Così come lo era nell'antichità, il Casino era ed è un punto di riferimento per la vita e l’aggregazione culturale, oggi particolarmente adatto ad una selezionata clientela internazionale attirata da un luogo ridondante di fascino, di bellezza, di storia, di ricchezza, di arte, e da un'architettura immutabile nel tempo.
Il patrimonio che il Casino dell'Aurora custodisce nel cuore di Roma da secoli, oltre ai suoi marmi, decori, scorci e prospettive è costituito da innumerevoli opere di altissimo valore che vanno dai sarcofagi marmorei romani del IIº e IIIº secolo d.C. ai preziosi affreschi del 1500 e del 1600, fra i quali l'Aurora di Guido Reni che conferisce il nome al Casino, con il carro di Apollo dipinto al contrario affinché si specchi sul pavimento e consenta, quindi, di ammirare l'Aurora dal verso giusto senza sforzo alcuno.
La collezione d’arte del Casino è ricca inoltre di altre opere quali "Le 4 Stagioni" del fiammingo Paolo Bril ed "I Trionfi" di Antonio Tempesta, innumerevoli statue e busti marmorei straordinari per bellezza e stato di conservazione, come la statua de "L'Artemide Cacciatrice", la più completa tra quelle note d'epoca ellenistica, l'Athena Rospigliosi o i putti di Cherubino Alberti con il complesso della rampa d'accesso al Casino, denominata Scala della Pastorella.
Un luogo prezioso, affascinante e fuori dal tempo, intrigante ancor oggi come ai tempi della sua realizzazione.