I Nostri Nipoti

Il Pd: tasse giù. Ma con quali soldi?


Le pensioni dei professionisti stangate due volte.
Il responsabile economico Taddei annuncia sgravi sul lavoro. Però senza risparmi non ci sono risorse.


A Brasilia la (ex?) rivoluzionaria Dilma Rousseff, che ha ereditato la poltrona di presidente brasiliano dal carismatico Lula (all'anagrafe Luiz Inácio Lula) da Silva ha annunciato ieri che taglierà 44 miliardi di reais (circa 14 miliardi di euro), alle spese di bilancio del 2014. Il ministro delle Finanze, Guido Mantega, già nel 2013 era riuscito a limarle di 12 miliardi di euro. Ora Dilma, per tranquillizzare i mercati, congelare la speculazione e frenare la pericolosa ascesa del dollaro americano a scapito del real, ci riprova.

A Roma, dove la gestazione del governo Renzi è in procinto di dare alla luce la nuova squadra, si "ipotizza", si "disegnano grandi scenari", si "promette". Ma senza mai dire dove si troveranno i quattrini. Della fantomatica e taumaturgica spen ding review (totem risolutore come per decenni lo è stato la millantata lotta all'evasione), si sa solo che il buon Carlo Cottarelli ha consegnato nelle mani di Enrico Letta il 6 febbraio un faldone con i possibili interventi, frutto della «ricognizione tecnica» dei 25 gruppi di lavoro.

Entro fine febbraio, ma forse i risultati di Cottarelli verranno anticipati a lunedì 24, i Centri di spesa (ministeri, enti, ecc) dovranno «definire le misure» (i tagli) per «raggiungere gli obiettivi». L'importante non è seguire le indicazioni «purché gli obiettivi di spesa vengano conseguiti», specifica al Punto B il dettagliatissimo "Programma di Lavoro del Commissario".

Ad aprile (punto C) verrà svolta «l'analisi d'impatto», anche se «alcune misure potrebbero essere introdotte anche prima delle scadenze sopra indicate» (Punto D). Come dire: tutto il lavoro d'analisi (da novembre a febbraio), può anche essere stravolto dai centri di spesa, purché si conseguano i risultati (i risparmi). Sorge il sospetto che tutto il can can mediatico messo in piedi con il richiamo da Washington di Cottarelli (che se ne stava beato e serafico al Fmi), sia più o meno inutile. Visto che i centri di spesa possono continuare ad esercitare una notevole discrezionalità. E poi, se si può anticipare «alcune misure», perché scandirne il timing con tanta maniacale precisione? Mistero, dubbio che forse il nuovo ministro (o la ministra?) dell'Economia saprà chiarire. Ciò che sicuramente "mister Tesoro" dovrà spiegare è dove trovare le risorse (i volgarissimi quattrini). Il carnet delle buone intenzioni è tanto spesso, così come è sottile quello delle effettive risorse.

A complicare le cose ci si è messo anche il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, che giusto ieri, intervenendo al convegno organizzato da Prelios Sgr, ha spiegato: «Le riforme a costo zero sono poche e sono capaci tutti di farle. Le altre, invece, hanno bisogno di toccare la spesa corrente». Insomma, per fare la frittata bisogna rompere le uovo. E fin qui tutti d'ac cordo. «Occorre ridurre le tasse sul lavoro in modo duraturo e per farlo dobbiamo assicurare coperture intervenendo sulla spesa e su una rimodulazione del fisco». Come non lo spiega, però. Un po' più nel dettaglio Taddei scende spiegando che il governo Renzi starebbe studiando una rimodulazione delle rendite finanziarie: «Una rimodulazione della tassazione ci sarà, perché c'è risparmio e risparmio, c'è investimento e investimento. Non ci lanciamo in nessuna campagna contro il risparmio». Un suggerimento: Taddei dovrebbe sapere che l'Italia è l'unico Paese dell'Ue a gravare gli Enti di previdenza di «un doppio balzello che tocca sia la pensione erogata sia i rendimenti dei patrimoni accantonati dagli Enti», ha sottolineato il presidente degli enti privatizzati (Adepp) Andrea Camporese. A pagina 28 dell'Impegno Italia (libro dei sogni della gestione Letta), ci sarebbe l'impegno a detassare i capital gain degli enti. Basterebbe fare come Dilma la brasiliana: taglio di 26 miliardi di spese in 2 anni.